{"id":4097,"date":"2023-04-13T12:58:17","date_gmt":"2023-04-13T10:58:17","guid":{"rendered":"https:\/\/magazine.zhermack.com\/?p=4097"},"modified":"2025-05-08T12:43:05","modified_gmt":"2025-05-08T10:43:05","slug":"impronta-per-apparecchi-funzionali-ortodontici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/magazine.zhermack.com\/it\/studio\/impronta-per-apparecchi-funzionali-ortodontici\/","title":{"rendered":"L\u2019impronta per apparecchi funzionali ortodontici"},"content":{"rendered":"\n<p>L\u2019impronta dentale rappresenta la <strong>copia in negativo dei denti<\/strong> <strong>e delle strutture adiacenti<\/strong>. (1)<\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 strutture adiacenti vengono registrate da un\u2019impronta, maggiore \u00e8 l\u2019estensione dell\u2019impronta stessa.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019<strong>estensione dell\u2019impronta <\/strong>\u00e8 quindi una <strong>caratteristica fisico-anatomica-volumetrica<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019impronta estesa arriva a registrare dettagli di strutture anatomiche anche molto distanti dai denti o dalle strutture primarie che si vogliono registrare.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Impronta estesa: esempi e scenari clinici di applicazione<\/h2>\n\n\n\n<p>Esistono scenari clinici nei quali \u00e8 necessario avere un\u2019impronta con un\u2019estensione importante, in grado cio\u00e8 di registrare dettagli anche distanti dai denti o dall\u2019obiettivo principale (creste edentule, transfer implantari etc.).<\/p>\n\n\n\n<p>Un classico esempio di impronta estesa \u00e8 la prima che viene effettuata <strong>durante una riabilitazione protesica con una protesi rimovibile totale<\/strong>, nella quale \u00e8 necessario registrare completamente l&#8217;area basale dei mascellari edentuli, la completa estensione dei fornici e gli elementi anatomici di supporto alla futura protesi. (2)<\/p>\n\n\n\n<p>Un altro scenario clinico in cui \u00e8 essenziale avere una buona estensione dell\u2019impronta, dove \u00e8 quindi necessario registrare correttamente le strutture adiacenti ai denti, \u00e8 l\u2019<strong>impronta per alcune tipologie di apparecchi funzionali<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Le caratteristiche che l\u2019impronta per dispositivi funzionali deve avere<\/h2>\n\n\n\n<p>L\u2019impronta, quando parliamo di dispositivi funzionali, deve possedere alcune caratteristiche. &nbsp;(3)<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\" type=\"1\">\n<li>Innanzitutto, deve avere una <strong>buona estensione<\/strong> e quindi essere in grado di registrare, oltre ai denti e ai processi alveolari, i tessuti molli e le strutture anatomiche adiacenti.<br><\/li>\n\n\n\n<li>A livello vestibolare, l\u2019impronta <strong>deve includere correttamente i fornici, le inserzioni muscolari, <\/strong>nonch\u00e9<strong> la struttura e le inserzioni dei frenuli<\/strong>. Mediamente non occorre eseguire movimenti di funzionalizzazione come durante un\u2019impronta funzionale classica in protesi rimovibile totale (4), poich\u00e9 \u00e8 importante non spiazzare eccessivamente i tessuti molli.<br><\/li>\n\n\n\n<li>Durante l\u2019impronta per la realizzazione di dispositivi ortodontici miofunzionali, i tessuti non andrebbero mai spiazzati, poich\u00e9 si andrebbe a modificare lo scenario miofunzionale di riferimento sul quale andr\u00e0 poi realizzato il dispositivo.<br><\/li>\n\n\n\n<li>Il dispositivo, funzionando grazie all\u2019alterazione del normale pattern miofunzionale, \u00e8 importante che venga realizzato a partire da impronte estese ma passive, che non contengano quindi alterazioni e distorsioni di alcun tipo.<br><\/li>\n\n\n\n<li>Per lo stesso motivo \u00e8 importante selezionare un portaimpronta di dimensioni corrette (che non rischi quindi di spiazzare i tessuti), oppure un portaimpronta individuale.<\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<p>Per quanto riguarda gli <strong>scanner intraorali<\/strong>, non emerge nulla in letteratura; tuttavia, risulta essere un\u2019applicazione critica di questa tecnologia proprio per la natura del tessuto da scansionare e per il fatto che il puntale andrebbe inevitabilmente a spiazzare i tessuti.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">La soluzione Zhermack per l\u2019impronta in ortodonzia&nbsp;<\/h3>\n\n\n\n<p>La soluzione Zhermack suggerita per l\u2019impronta in ortodonzia&nbsp;\u00e8 <strong>Orthoprint<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/www.zhermack.com\/it\/product\/orthoprint-it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\" title=\"\">Orthoprint \u00e8 un alginato extra-fast<\/a> raccomandato per ortodonzia dal 97% degli utilizzatori. (5)<\/p>\n\n\n\n<p>Il suo tempo limitato in bocca, ben tollerato dai pazienti (5), unito all\u2019elevata elasticit\u00e0 e all\u2019aroma vaniglia piacevole per i bambini (6), sono le caratteristiche distintive che lo rendono ideale per pedodonzia ed ortodonzia.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p class=\"has-text-align-center\"><em>Vuoi saperne di pi\u00f9?<\/em><br><a href=\"https:\/\/magazine.zhermack.com\/studio\/presa-impronta-bambino\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\" title=\"\">Scopri materiali e strategie per la presa d\u2019impronta nel bambino<\/a><\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p>Facciamo ora un passo indietro e vediamo pi\u00f9 nel dettaglio cosa si intende per apparecchi ortodontici funzionali. (7)<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Cosa si intende per apparecchi \u201cfunzionali\u201d?<\/h2>\n\n\n\n<p>Il termine apparecchio funzionale si riferisce a una <strong>grande ed eterogenea famiglia di dispositivi ortodontici progettati soprattutto per il trattamento delle seconde classi<\/strong>. Questo tipo di ortodonzia si diffuse in Europa attorno al 1930 e successivamente a livello mondiale. (7,8)<\/p>\n\n\n\n<p>Il termine \u201cfunzionale\u201d deriva dal fatto che questi dispositivi hanno l\u2019obiettivo di modificare la funzione. Essi, infatti, sono <strong>progettati per alterare il pattern muscolare<\/strong>, che partecipa alla funzione stessa, e la <strong>posizione della mandibola<\/strong>, in modo da trasmettere le forze ai denti e all\u2019osso basale. (8)<\/p>\n\n\n\n<p>Tipicamente queste forze muscolari sono generate alterando a livello sagittale e verticale la posizione della mandibola, fatto che crea modifiche ortodontiche e ortopediche.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Dall\u2019attivatore di Andresen al regolatore di funzione di Frankel<\/h3>\n\n\n\n<p>Sussistono sostanzialmente due macrocategorie di apparecchi funzionali: fissi e mobili. Esiste poi una moltitudine di dispositivi che porta il nome del proprio inventore o un nome che riassume la filosofia correlata al dispositivo stesso.<\/p>\n\n\n\n<p>Alcuni dispositivi funzionali mobili sono diventati nel tempo molto celebri. Si pensi agli attivatori, il primo dei quali \u00e8 anche il pi\u00f9 famoso: si tratta dell\u2019attivatore di Andresen (9), un <strong>dispositivo monoblocco ideato nel lontano 1908<\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<p>Dall\u2019attivatore di Andresen sono derivati molteplici dispositivi monoblocco, tra i pi\u00f9 celebri dei quali ricordiamo il <strong>Bionator<\/strong> (10), il <strong>Bass<\/strong> (11) e alcuni dispositivi a doppio blocco come il famoso <strong>Twin Block<\/strong> (12).<\/p>\n\n\n\n<p>Tra gli apparecchi funzionali, il <strong>Frankel<\/strong> (13), chiamato anche regolatore di funzione, racchiude al suo interno diversi concetti miofunzionali tali per cui pu\u00f2 essere trattato a parte.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo dispositivo, infatti, \u00e8 progettato per avere un contatto veramente minimo con i denti: \u00e8 caratterizzato da un framework metallico con degli scudi vestibolari e dei bottoni labiali anteriori, in grado di allontanare le labbra e le guance e di variare quindi la normale attivit\u00e0 muscolare periorale.<\/p>\n\n\n\n<p>Frankel svilupp\u00f2 questo dispositivo affinch\u00e9 venisse indossato a tempo pieno in combinazione ad esercizi muscolari periorali. Di tutti i dispositivi funzionali, il regolatore di funzione di Frankel \u00e8 probabilmente quello che pi\u00f9 incarna la definizione di \u201capparecchio funzionale\u201d. (7)<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Caratteristiche degli attivatori<\/h4>\n\n\n\n<p>Sebbene esistano di moltissimi tipi di attivatori, tutti hanno in comune il principio di funzionamento.<\/p>\n\n\n\n<p>Grazie agli attivatori <strong>si modifica il pattern di chiusura mandibolare<\/strong>, la cui ripetizione indurrebbe ad un adattamento muscolo-scheletrico e ad una rieducazione muscolo-scheletrica orale.<\/p>\n\n\n\n<p>Il dispositivo, portando avanti la mandibola, genera<strong> forze biomeccaniche<\/strong>, poich\u00e9 la muscolatura cerca di riportare la mandibola nella posizione iniziale.<\/p>\n\n\n\n<p>Avendo uno scarso fitting, inoltre, il paziente \u00e8 costretto ad attivare i muscoli elevatori, in modo da mantenere il dispositivo in posizione. (7)<\/p>\n\n\n\n<p>Il razionale dietro questo dispositivo \u00e8 che le forze generate vadano ad esprimersi sulle arcate dentarie attraverso lo scivolo di resina acrilica del dispositivo stesso. Da qui le forze agirebbero sul periostio e quindi sull\u2019osso basale, <strong>contrastando la crescita in avanti del mascellare e allo stesso tempo stimolando la crescita mandibolare<\/strong>. (8)<\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\">L&#8217;importanza dell&#8217;impronta per l&#8217;efficacia dei dispositivi<\/h5>\n\n\n\n<p>Dai concetti di funzione e muscolatura si sono sviluppati numerosi dispositivi, i quali hanno l\u2019obiettivo di agire a livello ortodontico e ortopedico attraverso semplici modifiche miofunzionali.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019efficacia della maggior parte di questi dispositivi deriva dall\u2019attivazione della muscolatura orale e periorale del paziente.<\/p>\n\n\n\n<p>Affinch\u00e9 questi dispositivi siano efficaci, <strong>devono essere realizzati a partire da impronte che includano correttamente i tessuti molli, senza eccessive distorsioni<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p><strong>Bibliografia<\/strong><\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\" type=\"1\">\n<li><a href=\"https:\/\/www.academyofprosthodontics.org\/lib_ap_articles_download\/GPT9.pdf\">https:\/\/www.academyofprosthodontics.org\/lib_ap_articles_download\/GPT9.pdf<\/a><\/li>\n\n\n\n<li>Marino G, et al.&nbsp;Moderno&nbsp;trattato&nbsp;di&nbsp;protesi&nbsp;mobile&nbsp;completa. ed Martina, pag.177, 2013.<\/li>\n\n\n\n<li>McNamara Jr, J. A., &amp; Huge, S. A. (1981). The Fr\u00e4nkel appliance (FR-2): model preparation and appliance construction. American Journal of Orthodontics, 80(5), 478-495.<\/li>\n\n\n\n<li>Malachias, A., Paranhos, H. D. F. O., Silva, C. H. L. D., Muglia, V. A., &amp; Moreto, C. (2005). Modified functional impression technique for complete dentures. Brazilian dental journal, 16, 135-139.<\/li>\n\n\n\n<li>Key-Stone Italia survey, 2019<\/li>\n\n\n\n<li>Zhermack Italy and Germany survey, 2019<\/li>\n\n\n\n<li>DiBiase, A. T., Cobourne, M. T., &amp; Lee, R. T. (2015). The use of functional appliances in contemporary orthodontic practice. British dental journal, 218(3), 123-128.<\/li>\n\n\n\n<li>Bishara, S. E., &amp; Ziaja, R. R. (1989). Functional appliances: a review. American Journal of Orthodontics and Dentofacial Orthopedics, 95(3), 250-258.<\/li>\n\n\n\n<li>Schmuth, G. P. (1983). Milestones in the development and practical application of functional appliances. American Journal of Orthodontics, 84(1), 48-53.<\/li>\n\n\n\n<li>Rudzki-Janson, I., &amp; Noachtar, R. (1998, March). Functional appliance therapy with the Bionator. In Seminars in Orthodontics (Vol. 4, No. 1, pp. 33-45). WB Saunders.<\/li>\n\n\n\n<li>Cura, N., &amp; Sara\u00e7, M. (1997). The effect of treatment with the Bass appliance on skeletal Class II malocclusions: a cephalometric investigation. European Journal of Orthodontics, 19(6), 691-702.<\/li>\n\n\n\n<li>Mills, C. M., &amp; McCulloch, K. J. (1998). Treatment effects of the twin block appliance: a cephalometric study. American Journal of Orthodontics and Dentofacial Orthopedics, 114(1), 15-24.<\/li>\n\n\n\n<li>Gianelly, A. A., Brosnan, P., Martignoni, M., &amp; Bernstein, L. (1983). Mandibular growth, condyle position and Fr\u00e4nkel appliance therapy. The Angle Orthodontist, 53(2), 131-142.<\/li>\n<\/ol>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019impronta dentale rappresenta la copia in negativo dei denti e delle strutture adiacenti. (1) Pi\u00f9 strutture adiacenti vengono registrate da un\u2019impronta, maggiore \u00e8 l\u2019estensione dell\u2019impronta stessa. L\u2019estensione dell\u2019impronta \u00e8 quindi una caratteristica fisico-anatomica-volumetrica. Un\u2019impronta estesa arriva a registrare dettagli di strutture anatomiche anche molto distanti dai denti o dalle strutture primarie che si vogliono registrare. 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