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13

Ott

Protocolli ibridi di presa d’impronta con scanner e materiali da impronta tradizionali

protocolli ibridi presa impronta

Negli ultimi anni l’introduzione degli scanner intraorali ha profondamente modificato il modo in cui il dentista acquisisce  il dato clinico in odontoiatria [1]. In una prima fase, l’entusiasmo verso il digitale ha portato a immaginare una progressiva sostituzione delle tecniche tradizionali, con l’idea di un workflow completamente digitale, più rapido, semplice e confortevole per il paziente.

Tuttavia, con l’aumentare dell’esperienza clinica e delle evidenze scientifiche, è emerso chiaramente come questa visione sia, almeno ad oggi, parziale [2,3]. Il “full-digital workflow” oggi è possibile per molti casi clinici ma non sempre [4,5].

Presa d’impronta digitale e tradizionale: accuratezza e limiti

La presa d’impronta/scansione intraorale rappresenta un passaggio estremamente delicato, perché da essa dipende direttamente l’accuratezza del manufatto protesico [1]. Dalla International Standard Organization (ISO) è noto come l’accuratezza sia definita da due parametri distinti: la veridicità, ovvero quanto il dato acquisito si avvicina alla realtà, e la precisione, cioè la ripetibilità dell’outcome [6].

In questo contesto, la letteratura ha dimostrato che, se da un lato gli scanner intraorali hanno raggiunto livelli di precisione elevati, dall’altro le impronte convenzionali continuano a rappresentare un riferimento soprattutto nelle riabilitazioni di arcata completa, dove il controllo delle deformazioni globali rappresenta ancora un fattore critico [7,8].

Il limite principale dei sistemi digitali emerge proprio quando aumenta la complessità del caso. Nelle arcate complete, la mancanza di riferimenti stabili, la presenza di tessuti molli mobili e i fenomeni di stitching delle immagini possono determinare errori cumulativi [7,8]. Questo è particolarmente evidente in implantoprotesi, dove anche piccole deviazioni nella posizione implantare possono tradursi in tensioni biomeccaniche significative a livello della struttura protesica [9].

A ciò si aggiungono variabili operative, come l’esperienza dell’operatore, le condizioni di illuminazione, la strategia di scansione e le caratteristiche del paziente, che influenzano in modo rilevante l’accuratezza del risultato [4,5].

Tuttavia, anche le impronte convenzionali non sono esenti da limiti. L’utilizzo di materiali elastomerici, pur garantendo elevata stabilità dimensionale, introduce una serie di passaggi intermedi, come la gestione dell’impronta stessa e la colatura del modello in gesso, che possono rappresentare fonti di errore [10,11]. È noto, ad esempio, come l’espansione del gesso possa alterare la posizione degli analoghi implantari, con possibili ripercussioni sulla accuratezza del manufatto finale [11,12]. Inoltre, il workflow analogico è più lungo, meno riproducibile e più difficilmente integrabile con i sistemi CAD-CAM [13].

Protocolli ibridi di presa d’impronta: come funzionano

Il concetto di protocollo ibrido nasce proprio dalla necessità di superare i limiti sia del workflow full-digital sia dell’approccio analogico tradizionale [2,3].

L’approccio ibrido rappresenta un tentativo di integrazione tra due mondi, con l’obiettivo di sfruttarne i rispettivi vantaggi, eliminandone al contempo gli svantaggi [2]. Uno degli esempi più semplici e diffusi di protocollo ibrido è rappresentato dalla scansione dell’impronta tradizionale [2,3]. In questo caso, l’impronta viene eseguita con materiali elastomerici, come i polivinilsilossani, e successivamente digitalizzata tramite scanner intraorali o da laboratorio [2,3,14].

Questo approccio consente di mantenere l’accuratezza dell’impronta fisica eliminando la fase di colatura del modello, riducendo quindi una fonte importante di errore e risparmiando anche tempo per l’odontotecnico [15]. Inoltre, permette un’immediata integrazione nel flusso digitale, con vantaggi evidenti in termini di gestione dei dati e comunicazione con il laboratorio [2,3,14].

Scan-analog protocol: integrazione tra analogico e digitale

Un’evoluzione di questo concetto è rappresentata dal cosiddetto “scan-analog protocol” o “reverse scan body protocol”, particolarmente interessante in ambito implantare [15–17]. In questo workflow, l’impronta tradizionale o la protesi provvisoria viene scansionata direttamente con lo scanner intraorale/extraorale, evitando la realizzazione del modello in gesso.

Questo approccio risulta particolarmente vantaggioso nei casi complessi, dove la precisione della posizione implantare è fondamentale [15-17]. Nei casi di scansione della protesi stessa, le informazioni contenute nella protesi e già verificate clinicamente in termini di estetica, funzione e fonetica, vengono trasferite nel flusso digitale insieme alla posizione implantare [16,17]. L’aggiunta di un materiale elastomerico consente inoltre di registrare con maggiore accuratezza i tessuti molli, che spesso rappresentano uno dei punti deboli degli scanner intraorali. Ciò risulta particolarmente utile quando è necessario rilevare i profili di emergenza degli elementi intermedi

[18]. In questo senso e più in generale nei casi di ribasatura delle protesi, l’integrazione tra analogico e digitale non è solo una questione di accuratezza, ma anche di completezza dell’informazione clinica.

Protocolli ibridi nelle protesi totali

Proprio nel campo delle protesi totali, dove gli scanner intraorali mostrano ancora limiti evidenti, i protocolli ibridi stanno assumendo un ruolo centrale. L’utilizzo di impronte tradizionali, combinato con la digitalizzazione delle registrazioni occlusali e delle informazioni estetiche, consente di ottenere workflow efficienti e predicibili.

È stato dimostrato come l’integrazione tra procedure analogiche e digitali possa migliorare l’adattamento delle basi protesiche e ridurre le complicanze cliniche, mantenendo al contempo i vantaggi dei sistemi CAD-CAM [2,3].

In conclusione, possiamo quindi affermare che la tecnologia non sostituisce automaticamente le tecniche ed i materiali già esistenti, ma può integrarsi con essi in modo razionale, sfruttando al meglio le potenzialità di entrambe le tecnologie. In questo senso, il vero cambiamento non è tecnologico, ma culturale: il clinico deve essere in grado di scegliere consapevolmente il protocollo più adatto al caso, piuttosto che aderire rigidamente ad un unico workflow.


References:

[1]       M. Revilla‐León, Intraoral scanners: A necessity not a luxury, Journal of Prosthodontics 32 (2023) 113–113. https://doi.org/10.1111/jopr.13747.

[2]       F. Grande, L. Pavone, F. Molinelli, F. Mussano, M. Srinivasan, S. Catapano, CAD-CAM complete digital dentures: An improved clinical and laboratory workflow, J Prosthet Dent 133 (2025) 1430–1435. https://doi.org/10.1016/j.prosdent.2024.11.016.

[3]       M. Srinivasan, N. Kalberer, M. Naharro, L. Marchand, H. Lee, F. Müller, CAD-CAM milled dentures: The Geneva protocols for digital dentures, J Prosthet Dent 123 (2020) 27–37. https://doi.org/10.1016/j.prosdent.2018.12.008.

[4]       M. Revilla-León, D.E. Kois, J.C. Kois, A guide for maximizing the accuracy of intraoral digital scans: Part 2-Patient factors, J Esthet Restor Dent 35 (2023) 241–249. https://doi.org/10.1111/jerd.12993.

[5]       M. Revilla-León, D.E. Kois, J.C. Kois, A guide for maximizing the accuracy of intraoral digital scans. Part 1: Operator factors, J Esthet Restor Dent 35 (2023) 230–240. https://doi.org/10.1111/jerd.12985.

[6]       ISO 20896-1:2019 Dentistry — Digital impression devices Part 1: Methods for assessing accuracy, ISO (n.d.). https://www.iso.org/standard/69402.html (accessed April 16, 2026).

[7]       F. Grande, G. Celeghin, F. Gallinaro, N. Mobilio, S. Catapano, Comparison of the accuracy between full-arch digital scans and scannable impression materials: an in vitro study, Minerva Dent Oral Sci 72 (2023) 168–175. https://doi.org/10.23736/S2724-6329.23.04766-6.

[8]       A. Ender, T. Attin, A. Mehl, In vivo precision of conventional and digital methods of obtaining complete-arch dental impressions, J Prosthet Dent 115 (2016) 313–320. https://doi.org/10.1016/j.prosdent.2015.09.011.

[9]       F. Grande, P. Nuytens, S. Zahabiyoun, O. Iocca, S. Catapano, E. Mijiritsky, Factors influencing the intraoral implant scan accuracy: a review of the literature, J Dent 161 (2025) 105973. https://doi.org/10.1016/j.jdent.2025.105973.

[10]     K.M. Kim, J.S. Lee, K.N. Kim, S.W. Shin, Dimensional changes of dental impression materials by thermal changes, J Biomed Mater Res 58 (2001) 217–220. https://doi.org/10.1002/1097-4636(2001)58:3%253C217::aid-jbm1010%253E3.0.co;2-v.

[11]     R.H. Heshmati, W.W. Nagy, C.G. Wirth, V.B. Dhuru, Delayed linear expansion of improved dental stone, J Prosthet Dent 88 (2002) 26–31.

[12]     R. Butta, C.J. Tredwin, M. Nesbit, D.R. Moles, Type IV gypsum compatibility with five addition-reaction silicone impression materials, J Prosthet Dent 93 (2005) 540–544. https://doi.org/10.1016/j.prosdent.2005.04.006.

[13]     S. Mühlemann, G.I. Benic, V. Fehmer, C.H.F. Hämmerle, I. Sailer, Randomized controlled clinical trial of digital and conventional workflows for the fabrication of zirconia-ceramic posterior fixed partial dentures. Part II: Time efficiency of CAD-CAM versus conventional laboratory procedures, J Prosthet Dent 121 (2019) 252–257. https://doi.org/10.1016/j.prosdent.2018.04.020.

[14]     P. Bosniac, P. Rehmann, B. Wöstmann, Comparison of an indirect impression scanning system and two direct intraoral scanning systems in vivo, Clin Oral Investig 23 (2019) 2421–2427. https://doi.org/10.1007/s00784-018-2679-4.

[15]     F. Grande, L. Ortensi, M. Ortensi, S. Catapano, Prosthetic implant rehabilitation using the scan-analog protocol: a clinical case, Dent Cad 91 (2023) 682–688. https://doi.org/10.19256/d.cadmos.08.2023.08.

[16]     P. Nuytens, S. Vandeweghe, R. D’haese, Accuracy of a chairside reverse scanbody workflow for a complete arch implant-supported prosthesis using four intraoral scanners versus a desktop scanner, J Dent 138 (2023) 104717. https://doi.org/10.1016/j.jdent.2023.104717.

[17]     P. Papaspyridakos, L. Castellanos, E.A. Bedrossian, D. Romeo, Y. Kudara, K. Chochlidakis, Reverse scan body: Complete digital workflow for double full-arch zirconia prostheses, J Prosthodont (2024). https://doi.org/10.1111/jopr.13921.

[18]     A. Rosmaninho, E. Vedovato, J.C. Kois, M. Revilla-León, A modified reverse impression technique for capturing and transferring soft-tissue information, J Prosthet Dent 134 (2025) 303–307. https://doi.org/10.1016/j.prosdent.2023.10.019.



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