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Abrasione, erosione e abfrazione dentale: quali sono le differenze?

L’usura dentale è definita come la perdita irreversibile di tessuto duro dentale non causata da carie o traumi. Le principali forme di usura patologica comprendono abrasione, erosione e abfrazione. Queste condizioni sono particolarmente associate alle lesioni cervicali non cariose (NCCLs). Le NCCLs sono caratterizzate dalla perdita di smalto e dentina a livello della giunzione amelo-cementizia in assenza di coinvolgimento batterico e interessano circa il 50% della popolazione adulta mondiale [1].

In passato, tali lesioni venivano attribuite principalmente a tecniche scorrette di spazzolamento. Tuttavia, la ricerca contemporanea supporta un’eziologia multifattoriale che coinvolge fattori meccanici, chimici e biomeccanici [2].

Abrasione dentale: cause, sintomi e rimedi

L’abrasione è definita come l’usura patologica dei tessuti dentali duri causata da forze meccaniche esterne che agiscono ripetutamente sulla superficie del dente. La causa più frequentemente riportata in letteratura è rappresentata da tecniche di spazzolamento scorrette associate all’utilizzo di dentifrici ad elevata abrasività [3].

I principali fattori eziologici includono:

  • Spazzolamento dentale eccessivo con movimento orizzontale.
  • Utilizzo di dentifrici altamente abrasivi.
  • Uso improprio di filo interdentale e scovolini.
  • Abitudini professionali che prevedono il mantenimento di oggetti tra i denti.

Le lesioni da abrasione si presentano generalmente come difetti lisci e lucidi, a forma di V o di cucchiaio, localizzati nella regione cervicale delle superfici radicolari esposte. Spesso risultano simmetriche e coinvolgono più elementi dentari, soprattutto canini e premolari [2].

Le forze di attrito ripetute determinano la progressiva rimozione dello smalto e successivamente della dentina. Poiché la dentina possiede una durezza inferiore rispetto allo smalto, la velocità di usura aumenta significativamente una volta che essa viene esposta. La gravità del danno dipende dalla forza esercitata durante lo spazzolamento, dalla frequenza, dalla durata, dal tipo di setole e dall’abrasività del dentifricio utilizzato [4].

L’abrasione può determinare:

  • Ipersensibilità dentinale.
  • Problemi estetici.
  • Maggiore ritenzione di placca batterica.
  • Compromissione dell’integrità strutturale del dente.

Le strategie di prevenzione comprendono l’educazione del paziente, l’impiego di spazzolini a setole morbide e la scelta di dentifrici a bassa abrasività [3].

Cos’è l’erosione dentale: cause e rimedi

L’erosione dentale è definita come la perdita progressiva di tessuto dentale causata dalla dissoluzione chimica dovuta ad acidi non derivanti dal metabolismo batterico [5].

L’erosione può derivare da fonti acide estrinseche o intrinseche.

Fonti Estrinseche

  • Bevande gassate.
  • Agrumi e succhi di frutta.
  • Bevande energetiche e sportive.
  • Farmaci acidi.
  • Esposizione professionale ad ambienti acidi.

Fonti Intrinseche

  • Malattia da reflusso gastroesofageo (GERD).
  • Disturbi del comportamento alimentare come la bulimia nervosa.
  • Vomito cronico.
  • Reflusso associato alla gravidanza.

Numerosi studi hanno dimostrato che il consumo frequente di bevande acide aumenta significativamente il rischio di erosione dentale [5].

Gli acidi riducono il pH orale al di sotto della soglia critica necessaria per la stabilità dell’idrossiapatite. Le ripetute fasi di demineralizzazione ammorbidiscono la superficie dello smalto, rendendola maggiormente suscettibile all’azione meccanica dello spazzolamento e alle forze occlusali [6].

I segni clinici tipici comprendono:

  • Superfici lisce e lucide.
  • Depressioni a livello delle superfici occlusali (cupping).
  • Perdita dei rilievi anatomici dentari.
  • Aumento della traslucenza dei margini incisali.
  • Lesioni cervicali poco profonde e dai margini arrotondati.

Negli stadi avanzati può verificarsi l’esposizione della dentina con conseguente ipersensibilità severa.

Come si cura l’erosione dentale

La gestione clinica si basa principalmente sull’identificazione e sull’eliminazione delle fonti acide. Le principali raccomandazioni comprendono:

  • Riduzione del consumo di alimenti e bevande acide.
  • Trattamento delle patologie gastrointestinali sottostanti.
  • Utilizzo di prodotti fluorati.
  • Attesa di almeno 30 minuti prima dello spazzolamento dopo l’esposizione agli acidi.

Il fluoro favorisce la remineralizzazione e aumenta la resistenza dello smalto agli attacchi acidi [6].

Abfrazione dentale: caratteristiche e fattori di rischio

L’abfrazione è definita come la perdita patologica di tessuto dentale causata da forze biomeccaniche che determinano flessione dentale e concentrazione di stress nella regione cervicale del dente [7].

Il concetto di abfrazione fu introdotto da Grippo nel 1991 e continua a rappresentare uno dei temi più dibattuti in odontoiatria restaurativa

[8].

Secondo la teoria dell’abfrazione:

  • Le forze occlusali generano tensioni compressive e tensile.
  • Lo stress si concentra a livello della giunzione amelo-cementizia.
  • La flessione ripetuta del dente provoca microfratture.
  • Le microfratture portano progressivamente alla perdita di smalto e dentina.

Tra i fattori predisponenti si possono evidenziare:

  • Bruxismo.
  • Serramento dentale.
  • Interferenze occlusali.
  • Malocclusioni.
  • Abitudini parafunzionali.

Gli studi di analisi agli elementi finiti hanno dimostrato che le forze occlusali non assiali generano elevate concentrazioni di stress nelle aree cervicali dei denti [9]. Tali sollecitazioni possono superare il limite di resistenza dei tessuti dentali, causando fenomeni di fatica strutturale e microfratture.

Tuttavia, il ruolo dell’abfrazione come entità clinica indipendente rimane controverso. Diversi autori sostengono che lo stress occlusale da solo non sia sufficiente a spiegare la formazione delle lesioni cervicali e che abrasione ed erosione svolgano un ruolo fondamentale nella loro progressione [2].

Come si manifesta l’abfrazione dentale

Le lesioni attribuite all’abfrazione presentano generalmente:

  • Forma a cuneo.
  • Profondità elevata.
  • Margini interni netti e angolati.
  • Localizzazione frequente sui premolari.
  • Possibile estensione sotto il margine gengivale.

A differenza dell’abrasione, spesso coinvolgono denti isolati anziché gruppi di elementi contigui [7].

Recenti revisioni di letteratura indicano che lo stress occlusale può contribuire allo sviluppo delle NCCLs, ma non esistono prove definitive che dimostrino l’esistenza dell’abfrazione come fenomeno indipendente da erosione e abrasione [10]. Per questo motivo, molti autori sostengono oggi un modello eziologico multifattoriale.

L’attuale consenso scientifico suggerisce che le NCCLs raramente derivino da un singolo fattore eziologico. Piuttosto, abrasione, erosione e abfrazione agiscono frequentemente in modo sinergico [2].

Diagnosi dell’abfrazione dentale

Una diagnosi corretta richiede:

  • Anamnesi medica approfondita.
  • Valutazione delle abitudini alimentari.
  • Analisi delle tecniche di igiene orale.
  • Studio dell’occlusione.
  • Identificazione di eventuali parafunzioni.

La distinzione tra abrasione, erosione e abfrazione è fondamentale, poiché ciascuna richiede strategie preventive e terapeutiche differenti. Inoltre, il trattamento dovrebbe concentrarsi principalmente sul controllo dei fattori causali piuttosto che sulla sola restaurazione del difetto [1].

Trattamento e gestione dell’abfrazione dentale

Il trattamento restaurativo è indicato quando le lesioni causano sensibilità persistente, compromettono l’estetica, minacciano l’integrità strutturale del dente o mostrano progressione nel tempo [7].

Sinergicamente al trattamento conservativo è fondamentale agire sulle cause attraverso diversi approcci terapeutici e/o comportamentali come:

  • Educazione alimentare.
  • Correzione delle tecniche di spazzolamento.
  • Gestione delle parafunzioni.
  • Terapia con bite occlusali nei pazienti bruxisti.
  • Applicazioni topiche di fluoro.
  • Utilizzo di agenti desensibilizzanti.

Bibliografia

  1. Bartlett DW, Shah P. A critical review of non-carious cervical (wear) lesions and the role of abfraction, erosion, and abrasion. *J Dent Res*. 2006;85(4):306–312.
  2.  Roberts WE, Mangum JE, Schneider PM. Pathophysiology of demineralization, Part I: Attrition, erosion, abfraction, and noncarious cervical lesions. *Curr Oral Health Rep*. 2022;20(1):90–105.
  3.  Addy M, Hunter ML. Can tooth brushing damage your health? Effects on oral and dental tissues. *Int Dent J*. 2003;53(S5):177–186.
  4.  Addy M, Shellis RP. Interaction between attrition, abrasion and erosion in tooth wear. *Monogr Oral Sci*. 2006;20:17–31.
  5.  Lussi A, Jaeggi T. Erosion—diagnosis and risk factors. *Clin Oral Investig*. 2008;12(Suppl 1):S5–S13.
  6.  Lussi A, Schlueter N, Rakhmatullina E, Ganss C. Dental erosion—an overview with emphasis on chemical and histopathological aspects. *Caries Res*. 2011;45(Suppl 1):2–12.
  7.  Nascimento MM, Dilbone DA, Pereira PN, Duarte WR, Geraldeli S, Delgado AJ. Abfraction lesions: Etiology, diagnosis, and treatment options. *Clin Cosmet Investig Dent*. 2016;8:79–87.
  8.  Grippo JO. Abfractions: A new classification of hard tissue lesions of teeth. *J Esthet Dent*. 1991;3(1):14–19.
  9.  Rees JS. The biomechanics of abfraction. *Proc Inst Mech Eng H*. 2006;220(1):69–80.
  10.  Duangthip D, Man A, Poon PH, Lo ECM, Chu CH. Occlusal stress is involved in the formation of non-carious cervical lesions: A systematic review of abfraction. *Am J Dent*. 2017;30(4):212–220.

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