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Faccette no-prep: punti di forza e possibili svantaggi

Al giorno d’oggi, la crescente richiesta estetica da parte dei pazienti e la diffusione di concetti biologici, come la mini-invasività e il biomimetismo, hanno divulgato sempre di più l’utilizzo di soluzioni riabilitative estetico-funzionali poco invasive, come le faccette dentali. (1-5)

Le faccette dentali trovano oggi diverse indicazioni nel trattamento di discromie, fratture, abrasioni, disallineamenti e anomalie di forma, e risultano essere quindi un’opzione terapeutica con un ampio ventaglio di utilizzo. (1-5)

Lo sviluppo di faccette esclusivamente additive

Lo sviluppo di nuovi materiali già performanti in spessori molto limitati e il perfezionarsi delle tecniche e dei materiali per la cementazione hanno fatto sì che lo spessore delle preparazioni e quindi la loro invasività si riducessero considerevolmente, preservando una maggior quantità di tessuto dentale, nell’ottica di un’odontoiatria sempre più mini-invasiva. (1)

Vuoi approfondire? Leggi Faccette dentali: materiali e tecniche di preparazione

Approcci più conservativi permettono di limitare problematiche meccaniche e cliniche tipiche di preparazioni più aggressive (6). Lo spessore ridotto delle protesi limita gli stress meccanici interni da flessione (7-9 ), mentre la preparazione meno demolitiva permette di contenere la quantità di smalto asportato. Lo smalto è un substrato migliore rispetto alla dentina per ottenere un’adesione efficace, e risulta quindi essenziale la sua preservazione. (10)

Lo smalto si configura pertanto come un fattore estremamente importante. Si è osservato infatti che la preservazione di una buona quantità di superficie di smalto e il posizionamento dei margini di finitura della riabilitazione localizzati nello spessore dello smalto stesso risultano essere due fattori fondamentali per la buona prognosi di una faccetta in ceramica. (11,12)

Seguendo questi concetti, si è passati a filosofie di preparazione sempre più mini-invasive, e le preparazioni delle faccette sono diventate via via più minimali, fino alla realizzazione di faccette esclusivamente additive, dove non vi è alcuna preparazione: si tratta delle faccette no-prep.

Vantaggi delle faccette no-prep: l’effetto “lente a contatto” e la reversibilità del trattamento

Tra i vantaggi va ricordato che, lavorando in spessori minori, si può ottenere una migliore transizione ottica tra il dente e la ricostruzione, con un effetto “lente a contatto”. (13,14)

Altri vantaggi delle faccette no-prep sono:

  1. la possibilità di evitare completamente la fase provvisoria;
  2. la teorica reversibilità totale del trattamento, non andando in alcun modo a toccare la superficie dei denti – anche se la rimozione di una faccetta ceramica perfettamente adesa allo smalto dentale è una procedura indaginosa e non priva di difficoltà.

Svantaggi delle faccette no-prep: la complessità del trattamento e i sovracontorni

Tra gli svantaggi vi è innanzitutto la maggiore complessità globale del trattamento, che richiede grande cura durante tutte le fasi di consegna (in particolare nello step adesivo), di rifinitura e di lucidatura intraorale. (15)

Le faccette no-prep richiedono grandi abilità, e il risultato è pertanto operatore-dipendente: è infatti complesso riuscire ad ottenere un’anatomia soddisfacente ed evitare sovracontorni che possano nel tempo pigmentarsi e dare luogo ad infiltrazioni cariose. (1)

Per evitare sovracontorni, i margini vengono rastremati il più possibile, rendendo le faccette più sensibili a fenomeni di “chipping” sia durante le fasi di laboratorio, sia durante le fasi cliniche intraorali. In bocca è possibile che si verifichino tali fenomeni sia mentre viene posizionata la faccetta in fase di cementazione, sia a causa della contrazione da polimerizzazione del cemento resinoso. (16)

Se si lavora in spessori ridotti è inoltre difficile mascherare dicromie importanti.

Non essendoci una linea di preparazione, un altro importante svantaggio clinico riguarda il posizionamento della faccetta sul dente, che rischia di non essere preciso e di compromettere il risultato estetico, nonché la prognosi della riabilitazione stessa.

Conclusioni

Ad oggi non esistono importanti evidenze scientifiche su questo tipo di riabilitazioni mini-invasive.
Occorre però considerare sempre le difficoltà cliniche, la complessità di produzione e i limiti che vengono imposti al clinico dai materiali stessi.


Bibliografia

1) Zarone, F., LeoNe, R., Di Mauro, M. I., Ferrari, M., & Sorrentino, R. (2018). No-preparation ceramic veneers: a systematic review. Journal of Osseointegration, 10(1), 17-22.
2) Zarone F, russo s, sorrentino r. From porcelain-fused-to-metal to zirconia: clinical and experimental considerations. Dent Mater 2011; 27(1):83-96.
3) Zarone F, Ferrari M, Mangano FG, leone r, sorrentino r. Digitally oriented materials: focus on lithium disilicate ceramics. int J Dent 2016; 2:9840594.
4) Skyllouriotis Al, yamamoto hl, Nathanson D. Masking properties of ceramics for veneer restorations. J Prosthet Dent 2017; pii: s0022-3913(16)30694-1.
5) Höland w, schweiger M, watzke r, Peschke A, Kappert h. Ceramics as biomaterials for dental restoration. Expert rev Med Devices 2008; 5(6):729-45.
6) Vanlıoğlu BA, Kulak-Özkan y. Minimally invasive veneers: current state of the art. Clin Cosmet investig Dent 2014; 6:101-7.
7) Zarone F, Epifania E, leone G, sorrentino r, Ferrari M. Dynamometric assessment of the mechanical resistance of porcelain veneers related to tooth preparation: a comparison between two techniques. J Prosthet Dent 2006; 95(5):354-63.
8) Sorrentino r, Apicella D, riccio C, Gherlone E, Zarone F, Aversa r, Garcia- Godoy F, Ferrari M, Apicella A. Nonlinear visco-elastic finite element analysis of different porcelain veneers configuration. J Biomed Mater res B Appl Biomater 2009; 91(2):727-36.
9) Perillo l, sorrentino r, Apicella D, Quaranta A, Gherlone E, Zarone F, Ferrari M, Aversa r, Apicella A. Nonlinear visco-elastic finite element analysis of porcelain veneers: a submodelling approach to strain and stress distributions in adhesive and resin cement. J Adhes Dent 2010; 12(5):403-13.
10) Ferrari M, Patroni s, Balleri P. Measurement of enamel thickness in relation to reduction for etched laminate veneers. int J Periodontics restorative Dent 1992; 12(5):407-13.
11) Gurel G, sesma N, Calamita MA, Coachman C, Morimoto s. influence of enamel preservation on failure rates of porcelain laminate veneers. int J Periodontics restorative Dent 2013; 33(1):31-9.
12) Cötert hs, Dündar M, Oztürk B. The effect of various preparation designs on the survival of porcelain laminate veneers. J Adhes Dent 2009; 11(5):405-11.
13) Zarone F, Apicella D, Sorrentino R, Ferro V, Aversa R, Apicella A. Influence of tooth preparation design on the stress distribution in maxillary central incisors restored by means of alumina porcelain veneers: A 3D finite element analysis. Dent Mater 2005; 21:1178-1188.
14) Magne P, Hanna J, Magne M. The case for moderate “guided prep” indirect porcelain veneers in the anterior dentition. The pendulum of porcelain veneer preparations: from almost no-prep to over-prep to no-prep. Eur J
15) Wells D. Low-risk dentistry using additive-only (“no-prep”) porcelain veneers. Compend Contin Educ Dent 2011; 32(5):50-5.
16) Morimoto S, Albanesi RB, Sesma N, Agra CM, Braga MM. Main Clinical Outcomes of Feldspathic Porcelain and Glass-Ceramic Laminate Veneers: A Systematic Review and Meta-Analysis of Survival and Complication Rates. Int J Prosthodont 2016; 29(1):38-49.


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