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Impronta su impianti paralleli e angolati: criticità e utilizzo dei materiali

La realizzazione di un’impronta su impianti è uno dei passaggi più importanti all’interno del workflow protesico al fine di trasferire correttamente la situazione del cavo orale su un modello in gesso per realizzare una protesi. Essa rappresenta la base di partenza per tutte le fasi protesiche successive che ne verranno quindi influenzate.

In implanto-protesi in particolare, è essenziale un’elevata precisione nella rilevazione della posizione tridimensionale spaziale degli impianti in virtù della loro rigida connessione con l’osso. È estremamente importante infatti che la struttura protesica si colleghi passivamente agli impianti stessi al fine di alleviare tensioni e sollecitazioni permanenti sia ai tessuti biologici (osso e tessuti molli perimplantari) che alle componenti della protesi.

Moltissimi sono i fattori che influenzano l’accuratezza e la precisione delle protesi su impianti. Di certo l’angolazione degli impianti e il disparallelismo spesso presente tra loro è un fattore che complica la presa dell’impronta. La posizione degli impianti angolati è molto più difficile da riprodurre rispetto a quella degli impianti paralleli e anche le forze applicate durante la rimozione dell’impronta sono estremamente superiori con conseguenti rischi di mobilizzazione dei transfer. Risultano però altrettanto importanti la scelta dei materiali e la tecnica d’impronta, perché un particolare materiale e la sua tecnica d’impiego possono dare risultati significativamente differenti da altri materiali per quanto riguarda la precisione e l’accuratezza del trasferimento della posizione tridimensionale degli impianti.

Caratteristiche dei materiali per impronte di protesi implantare

Tra tutti i materiali da impronta, gli elastomeri e in particolare i polieteri (PE) e i polivinilsilossani o siliconi per addizione (PVS) rappresentano le migliori scelte per le tecniche di impronta in protesi fissa e implantare grazie alle loro ottime proprietà fisico-meccaniche1,2.

Infatti, questi materiali sono entrambi caratterizzati da un’elevata durezza finale, che nella maggior parte dei casi varia da 40 a 70 Shore A, e risulta necessaria per la stabilizzazione della posizione del/dei transfer all’interno dell’impronta. Entrambi poi presentano anche un’alta resistenza allo strappo, che riduce il rischio di strappi dell’impronta specialmente nella zona dei transfer durante la rimozione dal cavo orale.

Ottima è anche la capacità di scorrimento su superfici umide, identificata dall’angolo di contatto di polieteri e siliconi per addizione. I polieteri sono materiali che per loro natura interagiscono con le molecole d’acqua e presentano perciò un buon angolo di contatto mentre i polivinilsilossani, essendo idrofobi, vengono ad oggi addizionati di surfattanti che abbassano drasticamente il loro angolo di contatto, rendendoli quindi idrocompatibili o bagnabili.

Questa caratteristica è sicuramente più importante nella protesi fissa su denti naturali in quanto definisce il grado di riproduzione dei dettagli, ma può essere al contempo utile in protesi implantare per lo scorrimento e il grado di interazione del materiale con la superficie del/i transfer. È fondamentale che tutta la superficie del transfer emergente dalla superficie implantare venga inglobata in tutto e per tutto nel materiale da impronta. 

La capacità di interagire con le molecole d’acqua definisce poi anche la stabilità dimensionale del materiale. Sia siliconi per addizione che polieteri presentano una buona stabilità dimensionale, poiché la polimerizzazione non comporta comunque perdita di sottoprodotti come avviene invece nei i siliconi per condensazione3,4. Tuttavia, il polietere, essendo idrofilo di natura, può subire col tempo contrazione dimensionale in seguito al rilascio di molecole d’acqua assorbite durante la presa dell’impronta.


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Esempio di utilizzo di Hydrorise Implant su impianto parallelo

Il recupero elastico, definito come capacità di un materiale di tornare alla forma originale, a polimerizzazione avvenuta, dopo il cessare delle forze di compressione, è anch’essa una caratteristica molto importante specialmente in caso di impronte su impianti angolati e non paralleli. Generalmente infatti, gli errori più importanti rilevati nelle impronte si hanno a causa della forza con cui le stesse vengono rimosse dal cavo orale, che determina una importante distorsione o alle volte lo strappo del materiale nelle zone di interesse. Una buona elasticità del materiale può quindi ridurre questo rischio e smorzare anche le forze applicate durante la rimozione dell’impronta in caso di sottosquadri. In questo i siliconi presentano un vantaggio rispetto ai polieteri, generalmente meno elastici.

Altra caratteristica da non sottovalutare è poi il comportamento del materiale durante le fasi di polimerizzazione. L’effetto Snap/Set, definito come la lunghezza del tempo di polimerizzazione, va dal momento in cui il materiale inizia a sviluppare le proprietà meccaniche e termina quando queste sono completamente sviluppate. Tanto più questo effetto è immediato e rapido, tanto più il clinico avrà successo nella procedura d’impronta.

Idealmente, infatti, un materiale dovrebbe avere un tempo di lavoro (working time) lungo, che consenta al clinico di posizionare correttamente l’impronta in cavo orale prima che questo inizi a sviluppare le proprietà meccaniche, e un tempo di polimerizzazione breve, tale da non indurre il clinico a rimuovere l’impronta dal cavo orale prima che il materiale abbia finito la polimerizzazione. Anche in questo caso l’impronta su impianti angolati risulta una sfida per il clinico che deve capire quando il materiale ha effettivamente finito di polimerizzare per poterlo rimuovere in sicurezza dalla bocca senza rischio di causare strappi o distorsioni. Sebbene esistano diversi materiali in commercio, i polieteri, rispetto ai polivinilsilossani, mostrano un tempo di polimerizzazione più lungo (fino a 1 giorno) come mostrano anche i dati di durezza a 15 minuti, 1 ora e 24 ore5

Discussione 

Alla luce di quanto sopra riportato, risultano ben leggibili i risultati ottenuti da uno studio di Schmidt et al.6, che hanno dimostrato come diversi materiali da impronta (polieteri e polivinilsilossani) possano influenzare in modo decisivo l’accuratezza nella riproduzione della posizione tridimensionale di impianti angolati.

Gli autori hanno infatti concluso che il polietere si è dimostrato il materiale migliore per i restauri singoli, specialmente negli impianti non angolati. Se però sono necessari restauri multipli con diverse angolazioni degli impianti, i polivinilsilossani utilizzati con tecnica di impronta a cucchiaio aperto sono invece più indicati. Le ragioni di questo risiedono molto probabilmente nel fatto che il polietere mostra delle caratteristiche di recupero elastico inferiori e al contempo una durezza e rigidità finale maggiore rispetto ai siliconi.

Possiamo quindi concludere che, nella presa di impronta su impianti angolati risulta cruciale la scelta di un materiale rigido ma che abbia al contempo una discreta elasticità al fine di non distorcere il materiale stesso durante la rimozione dal cavo orale ad avvenuta polimerizzazione. 


Bibliografia

1. Moreira, A. H. J., Rodrigues, N. F., Pinho, A. C. M., Fonseca, J. C. & Vilaça, J. L. Accuracy Comparison of Implant Impression Techniques: A Systematic Review: Accuracy of Implant Impression Techniques. Clin. Implant Dent. Relat. Res. 17, e751–e764 (2015).

2. Kim, J.-H., Kim, K. R. & Kim, S. Critical appraisal of implant impression accuracies: A systematic review. J. Prosthet. Dent. 114, 185-192.e1 (2015).

3. Jo, S.-H. et al. Effect of impression coping and implant angulation on the accuracy of implant impressions: an in vitro study. J. Adv. Prosthodont. 2, 128 (2010).

4. Jang, H.-K., Kim, S., Shim, J.-S., Lee, K.-W. & Moon, H.-S. Accuracy of impressions for internal-connection implant prostheses with various divergent angles. Int. J. Oral Maxillofac. Implants 26, 1011–1015 (2011).

5. Profilo tecnico del prodotto: Impregum.

6. Schmidt, A., Häussling, T., Rehmann, P., Schaaf, H. & Wöstmann, B. Accuracy of various impression materials and methods for two implant systems: An effect size study. J. Prosthodont. Res. 62, 245–251 (2018).


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